Oscar 2018 | Miglior Scenografia | The Shape of Water

Oscar 2018 | Miglior Scenografia | The Shape of Water

Ieri sera si è svolta presso il Dolby theatre di Los Angeles la 90° edizione degli Academy Awards, un edizione che ci ha mostrato un altissimo livello cinematografico in ogni suo reparto.

Ci sarebbe moltissimo di cui parlare, dal miglior film al miglior Attore, dalle musiche fino agli Oscar tecnici e così via; ma in questa occasione preferisco puntare i riflettori sul premio che più mi sta a cuore: ovviamente parlo dell’Oscar alla Migliore Scenografia.

Quest’anno il premio è stato meritatamente assegnato al film The Shape of Water di Guillermo Del Toro; film che  ha trionfato portandosi a casa ben 4 statuette: Miglior Scenografia, miglior colonna Sonora, Miglior Regia per Del Toro e Miglior Film. Quello che ci viene mostrato è una bizzarra storia d’amore tra due personaggi altrettanto bizzarri: Elisa ( Sally Hawkins) è una giovane donna muta, non conosciamo molto del suo passato se non che è un’orfana, trovata da piccola in un fiume. Sul corpo porta i segni di un’aggressione che le ha provocato la perdita della voce. Vive una vita abbastanza ripetitiva e segnata da una forte quotidianità lavorando come donna delle pulizie in un centro di ricerche scientifiche e vivendo in un appartamentino sopra un vecchio cinema. Gli unici suoi affetti sono la sua collega Zelda (Octavia Spencer) e il suo malinconico vicino di casa Giles (Richard  Jenkins). La svolta per lei avviene con l’arrivo nel laboratorio di una strana creatura (Doug Jones) a metà tra un uomo e un pesce. Il legame che si crea diviene profondo fin da subito e porta i due protagonisti, che non sono in grado ( per motivi diversi) di comunicare verbalmente, ad innamorarsi.

Del Toro ci trasporta letteralmente in una fiaba, anomala e lo fa con grande poesia e cura dei minimi dettagli. Gli ambienti sono dei mondi costruiti in ogni dettaglio, molto diversi tra di loro ma incredibilmente legati da un unico filo.

LA CASA DI ELISA

L’ambiente che più mi ha attratto in questo film; siamo in un vecchio appartamento, piccolo, abbastanza segnato dal tempo e arredato alla bene e meglio. Tuttavia ogni cosa è perfettamente in equilibrio: il pavimento di legno scuro e rovinato lega alla perfezione con le scrostate pareti blu che, se ci si presta attenzione, raffigurano delle onde marine. Il soffitto è composto da una vetrata che lascia trasparire non solo la luce ma che, soprattutto nei giorni di pioggia, proietta ovunque le texture e il luccichio dell’acqua. Questi elementi, accompagnati dalle tonalità di blu, verde e giallo, mi hanno suggerito fin da subito una somiglianza tra questo ambiente ed un acquario; suggerimento in effetti dichiarato a inizio film dove, con un geniale lavoro di effetti speciali, abbiamo visto l’appartamento sommerso dall’acqua, come se fosse una vasca. Nonostante il blu che fa da padrone si ha la sensazione di un luogo caloroso e accogliente.

  

IL LABORATORIO

in grande contrasto con l’ambiente precedente troviamo il laboratorio dove viene rinchiusa l’Uomo-pesce: nonostante i toni dominanti sono anche qui il ciano, il blu e soprattutto il verde, non percepiamo nulla di accogliente e di caloroso; anzi, ci troviamo in uno spazio freddo, con piscine d’acciaio, cemento e catene. Siamo in un ambiente sotterraneo, non iper tecnologico o fantascientifico ma spartano e squadrato. Il richiamo all’acqua, e alle profondità lacustri è anche qui evidente: il verde delle pareti, dei vestiti di Elisa, delle piastrelle in ceramica e dei grossi macchinari arrugginiti  e ci trasportano quasi sul fondo di un lago pieno di alghe e riflessi. Questo luogo vede il primo, delicato contatto tra i due personaggi, dapprima con lo scambio di un uovo, per passare poi ai primi tentativi di comunicazione tramite la musica e il ballo. Diventa teatro dell’avvicinamento tra Elisa e la Creatura; ma è anche il luogo delle torture perpetrate verso l’indifeso soggetto dal crudele Strickland, capo della sicurezza del progetto.

 

LA CASA DI GILES

Oltre a questi due ambienti “principali” va citati anche la casa di Giles; ambiente molto più caldo nelle tonalità e nell’arredamento. La casa del vecchio amico di Elisa sembra rispettare appieno la personalità di chi ci abita: Giles è un uomo sulla sessantina, che si trascina dietro la difficoltà di essere omosessuale nella società anni ’60 che ancora tendeva ad allontanare e discriminare il diverso. In un contesto del genere trovare un partner era pressoché inesistente. Quindi l’uomo, artista e appassionato di varietà musicali anni ’20 assiste con malinconia allo scivolare della sua vita. Ma è anche un uomo dolce, con un grande cuore, che tratta Elisa come se fosse figlia sua.  Quando la giovane le chiede una mano per liberare la Creatura dapprima si tira indietro, ma poi dimostra un grande coraggio e accetta di aiutarla, dimostrando poi più avanti di provare affetto e comprensione verso l’uomo-pesce e la bizzarra storia d’amore tra lui e Elisa. La sua casa racchiude tutto questo insieme di cose: è una Wunderkammer di libri, dipinti, colori a olio e disegni… e meravigliosi gatti!

Insomma, siamo davanti ad un grandissimo lavoro di ricerca spaziale ma anche di ricerca concettuale; ogni oggetto, ogni tessuto, ogni texture sembra essere stato creato apposta per esaltare tutto l’insieme. Va quindi la mia ammirazione ai vincitori di questo Oscar Paul Denham Austerberry (Production Design), Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin (Set Decoration) per essere riusciti a ricreare da zero delle ambientazioni in grado di accompagnare sentimenti, caratteristiche e emozioni!

Magari, un giorno, arriverà anche per noi l’opportunità di dare vita ad un mondo così bello e fantastico.. mai smettere di provarci!!

“If we do nothing, neither are we”

Elisa – Sally Hawkings

 

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